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#confgarr26 

Roberto Caso

Ente: Università del Salento
Data intervento: 19 maggio

Biografia

Roberto Caso è Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento dove insegna Diritto privato comparato. Ha insegnato per venticinque anni presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento. Ha pubblicato in qualità di autore o curatore libri e articoli in materia di Proprietà Intellettuale, Diritto d’autore, Diritto dei brevetti, Diritti della Personalità e Protezione dei Dati Personali, Diritto dei Contratti e Responsabilità Civile. È socio fondatore dell’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA) di cui è stato presidente dal 2015 al 2023. È associate member del LawTech Group della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento e del Centre for Intellectual Property Policy (CIPP) di McGill University – Faculty of Law (Montréal, Québec, Canada).

Abstract

Alla ricerca del diritto perduto

Kate Crawford in un libro di qualche anno fa sosteneva che la c.d. Intelligenza Artificiale (IA) non è intelligente né artificiale, piuttosto è un registro del potere. Questa tesi è oggi ancora valida. Più in dettaglio, l’IA è un registro del potere dei monopoli intellettuali che fanno capo alle Big Tech. Può l’etica risolvere il problema della concentrazione del potere? La risposta è: no. In questa presentazione cercherò di argomentare le ragioni per le quali l’etica non può risolvere il problema della concentrazione di potere e di sostenere che il dibattito sul ruolo dell’etica nel campo dell’IA rischia di diventare una cortina fumogena o, come dice Daniela Tafani, uno specchietto per le allodole. Per contrastare la concentrazione del potere occorre riformare il diritto a cominciare dalla cancellazione o dalla limitazione della proprietà intellettuale che è uno delle leve del monopolio. Sul piano della soft law (codici etici, linee guida ecc.) occorre partire dalla domanda: chi e come controlla l’IA che viene utilizzata? L’esplorazione di alcune policy universitarie italiane dimostra che questa domanda fondamentale è sostanzialmente ignorata.

Presentazioni

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english Bio

Roberto Caso is Full Professor of Comparative Private Law at the Department of Legal Sciences of the University of Salento, where he teaches Comparative Private Law. He previously taught for twenty-five years at the Faculty of Law of the University of Trento. He has published extensively, as both author and editor, books and articles on Intellectual Property, Copyright, Patent Law, Personality Rights and Personal Data Protection, Contract Law, and Civil Liability. He is a founding member of the Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA), of which he served as President from 2015 to 2023. He is also an associate member of the LawTech Group at the Faculty of Law of the University of Trento and of the Centre for Intellectual Property Policy (CIPP) at McGill University – Faculty of Law (Montréal, Québec, Canada).

english Abstract

In search of lost law

Kate Crawford argued, in a book published a few years ago, that so-called Artificial Intelligence (AI) is neither intelligent nor truly artificial; rather, it is a register of power. This thesis remains valid today. More specifically, AI can be understood as a register of the power held by intellectual monopolies associated with Big Tech companies. Can ethics solve the problem of power concentration? The answer is no. This presentation will set out the reasons why ethics alone cannot address the concentration of power and will argue that the debate on the role of ethics in AI risks becoming a smokescreen or, as Daniela Tafani puts it, a “decoy”. To counter the concentration of power, legal reform is required, starting with the abolition or limitation of intellectual property rights, which constitute one of the key levers of monopoly. At the level of soft law (codes of ethics, guidelines, etc.), the starting point should be a fundamental question: who controls the AI systems in use, and how? An examination of selected Italian university policies shows that this crucial question is largely overlooked.

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